Edward Munch

6 novembre 2013 – 4 maggio 2014

Palazzo Ducale, Genova

Curata da Marc Restellini, direttore della Pinacotheque de Paris, che nel 2010 dedicò al maestro norvegese una straordinaria esposizione visitata da oltre 600.000 persone, la mostra è promossa dal Comune di Genova e da Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura, ed è prodotta da Arthemisia Group e 24ORE Cultura – Gruppo 24 ORE, già partners di Palazzo Ducale nello scorso autunno per la mostra “Mirò!Poesia e Luce”.
“Realizzare questa mostra proprio nell’anno delle celebrazioni e con le enormi difficoltà legate ai prestiti di Munch è stato un miracolo.” – dichiarano gli organizzatori – “La scommessa è stata altissima, ma vedremo opere straordinarie, concesse dai più importanti collezionisti di Munch”. E molti se ne aggiungeranno, anche per “Warhol after Munch”: una mostra nella mostra in anteprima assoluta per l’Europa, una serie di opere realizzate da Andy Warhol e ispirate alla produzione di Munch.
Il corto circuito è assicurato: l’artista dei sentimenti più oscuri interpretato dall’artista pop per eccellenza.
“Munch dipinge ciò che vede – racconta Marc Restellini – ma oltre le proprie paure ha anche una nuova visione dell’arte che è pura avanguardia e in questa mostra saranno esposte le sue opere più belle, sentite, amate e sofferte”.
Per questo motivo l’esposizione di Palazzo Ducale è allo stesso tempo rappresentativa del percorso artistico ed esistenziale di Munch, ma anche testimonianza del passaggio da un naturalismo di stampo impressionistico a una pittura nuova e audace che contribuisce in maniera determinante a sconvolgere tutta l’arte del XX secolo.
“La mostra racconta – continua Restellini – un Munch artista che potremmo in qualche modo considerare il contrario di tutto ciò che esisteva fino ad allora. Munch si oppone deliberatamente a ciò che vede e conosce. In una logica quasi anarchica, si mette in contrasto con l’impressionismo, il simbolismo, il naturalismo per inventarsi una forma di espressione artistica in rivolta contro tutto ciò che sin dalla sua infanzia gli è stato presentato come regola sociale”.


Giacometti - La Scultura

5 febbraio - 25 maggio 2014

Galleria Borghese, Roma

La mostra, organizzata dalla Galleria Borghese, è curata da Anna Coliva, direttrice della Galleria, e da Chistian Klemm, illustre studioso dell’opera di Giacometti e realizzatore delle mostre più importanti sull’artista.
La Villa Pinciana, nobile scenario di sommi capolavori d’arte antica e moderna è, per definizione, soprattutto il luogo della scultura, grazie alla presenza nella collezione di sommi esempi dell’epoca graca e romana, del Rinascimento, del Barocco e del Neoclassicismo.
In questo iter storico della scultura attraverso i secoli, in cui è fortemente presente la statuaria rappresentativa della figura umana, manca tuttavia un unico esempio: il modo in cui essa è stata concepita e interpretata nel XX secolo.
A questa idea si vuole dedicare la mostra, individuando l’anello mancante del percorso proprio nell’opera di Alberto Giacometti: la sua estetica, rappresentativa della scultura del Novecento, è il continuum attraverso cui si concretizza la rappresentazione della statua come rappresentazione della figura umana.
Tale suggestivo contesto ospiterà dunque la mostra di Alberto Giacometti, scultore e artista svizzero, visionario, onirico e surrealista, che lasciò un segno indelebile nell’arte del XX secolo.
L’esposizione racconterà attraverso 40 opere l’artista e la sua opera in dialogo con i capolavori presenti in Galleria, per fornire un panorama esaustivo dei modi in cui è stato interpretato il concetto di “statua” nelle varie epoche storiche. Tra le opere esposte Femme qui marche II (1936, Collezione Peggy Guggenheim, Venezia), Buste de Diego (1954, Centre Pompidou, Parigi) e Femme de Venise V (1956, Collezione Privata), e un interessante nucleo di disegni dell’artista.
La mostra è organizzata dalla Galleria Borghese e prodotta da Arthemisia Group.