15 aprile - 20 luglio 2014

Palazzo Sciarra, Roma

Promossa dalla Fondazione Roma, in collaborazione con la Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo Museale della Città di Roma, e organizzata dalla Fondazione Roma-Arte-Musei la mostra "Hogarth, Reynolds, Turner. Pittura inglese verso la modernità" sarà ospitata presso il Museo Fondazione Roma, nella sede di Palazzo Sciarra dal 15 aprile al 20 luglio 2014.
L’esposizione, curata da Carolina Brook e Valter Curzi, intende offrire al pubblico una visione d’insieme dello sviluppo artistico e sociale, che si definì nel XVIII secolo di pari passo con l’egemonia conquistata dalla Gran Bretagna sul piano storico - politico ed economico.
A tal fine è stato riunito un corpus di oltre cento opere, provenienti dalle più prestigiose istituzioni museali quali il British Museum, la Tate Britain, il Victoria & Albert Museum, la Royal Academy, la National Portrait Gallery, il Museum of London, la Galleria degli Uffizi alle quali si unisce il nucleo di opere provenienti dall’importante raccolta americana dello Yale Centre for British Art.
Divenuta nel corso del Settecento una vera e propria potenza internazionale, protagonista della rivoluzione industriale e dell’egemonia sulle rotte marittime, l’Inghilterra si pose per la prima volta il problema della nascita di una propria scuola artistica.
Lo sviluppo economico di cui è protagonista la Gran Bretagna, permetterà la nascita di un vero e proprio mondo nuovo di figure professionali, industriali e mercanti, scienziati e filosofi, che troveranno nelle arti visive un significativo supporto all’affermazione del loro nuovo status, divenendo i mecenati di quei maestri che nell’arco del secolo contribuiranno alla definizione di una scuola nazionale.
Il percorso della mostra si articola in sette sezioni e propone una selezione dei più significativi pittori anglosassoni, con l’obiettivo di documentare in particolare i generi della ritrattistica e della pittura di paesaggio che maggiormente hanno trovato fortuna durante il secolo, dando luogo a un linguaggio figurativo capace di interpretare quella modernità che diventerà nell’Ottocento riferimento comune per tutta l’Europa.

Il Tesoro di San Gennaro

La Mitra con le sue 3.964 gemme preziose, commissionata da re Carlo II d'Angiò al maestro Matteo Treglia esattamente tre secoli fa. La collana, che dal 1679 fino al 1993 ha continuato ad arricchirsi dei doni dei sovrani d'Europa. E poi il maestoso San Michele Arcangelo che sguaina la spada. L'esercito di santi in argento che avrebbero dovuto ''coadiuvare'' l'aiuto di San Gennaro. Fino all'atto notarile del 13 gennaio 1527 con cui l'intera città s'impegnava a costruire una nuova cappella in onore del suo santo protettore che l'aveva salvata dalla peste, dalla guerra e dal Vesuvio. Sono i 70 pezzi unici de ''Il tesoro di Napoli - I capolavori del Museo di San Gennaro'', Promossa dalla Fondazione Roma e organizzata dalla Fondazione Roma-Arte-Musei in collaborazione con il Museo del Tesoro di San Gennaro di Napoli, la mostraIL TESORO DI NAPOLI. I Capolavori del Museo di San Gennaro espone, per la prima volta al di fuori della città partenopea, una selezione delle più importanti opere frutto delle donazioni che il Santo ha ricevuto nel corso di sette secoli da parte di Papi, Imperatori, Re d’Europa e dal devotissimo popolo napoletano. Tali opere possiedono un alto valore artistico: esse furono realizzate, facendo ricorso ad un enorme numero di pietre preziose, dai più eminenti maestri orafi del tempo, come Michele Dato, autore della splendida Collana di San Gennaro e Matteo Treglia, artefice della Mitra ornata di diamanti, smeraldi e rubini; entrambi i pezzi, insieme a molti altri capolavori, saranno eccezionalmente esposti nella mostra a Palazzo Sciarra.
La mostra propone un'analisi scientifica del Tesoro, senza tralasciare l’eco sensoriale che suscita la visione del suo splendore ed i rimandi storici che circondano la sua costituzione.